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Premiate le mani d'oro di tia Rosighedda. I costumi tipici confezionati dall'anziana sarta sfilano in tutte le più importanti sagre

14 giugno 2011
Tia Rosighedda

Di Vincenzo Masia

ITTIRI. È stata lei, Tia Rosighedda Melone, «mani d'oro» nel realizzare il costume tipico ittirese, l'indiscussa protagonista dell'incontro-dibattito "Sestos, Aspettando Folk Festa", organizzato dall'associazione Ittiri Cannedu, in una sala colma all'inverosimile.

Gli intervenuti hanno creato, con dettagliate e interessanti relazioni su argomenti legati al costume popolare in Sardegna e a quello di Ittiri in particolare, un clima di interesse e partecipazione. Infatti, già dalla prima relazione che ha visto Matteo Poddi illustrare i fazzoletti stampati e prodotti a Cabras, lo sguardo dei presenti si posava u una minuta e ricurva figura femminile che, vestita con l'abito da festa delle persone anziane, ha rappresentato l'esempio di come ancora a Ittiri, si vestono le persone di una certa età. Ma la presenza dell'ultraottantenne non era legata alla sua figura, ma piuttosto a ciò che con le sue mani ha saputo realizzare nel corso della sua vita. Oggi i suoi lavori fanno sfoggio addosso alle nuove generazioni che nei principali appuntamenti con l'abito tradizionale (Sant'Efisio a Cagliari, Il Redentore a Nuoro e la Cavalcata a Sassari) e in occasione dei festival internazionale del folklore, dei quali "Folk Festa" è la punta di diamante, almeno in Sardegna. Infatti, se l'etnologo Gian Mario Demartis al quale, di recente, è stato conferito, da parte dei Lions Club di Ittiri, il prestigioso riconoscimento di Ittirese dell'anno 2011 per il suo impegno della diffusione delle tradizioni popolari, ha potuto descrivere con dovizia di particolari e con riferimenti storici il costume di Ittiri, questo lo si deve anche e soprattutto a persone che come Tia Rosighedda hanno dedicato l'intera loro esistenza alla costruzione del vestiario tradizionale. Nella sua descrizione Demartis ha posto in evidenza l'aspetto legato alle diverse tipologie di abbigliamento. La finezza, l'eleganza dei componenti erano delegate alla professionalità che donne come Tia Rosighedda che avevano imparato, non già in blasonati atelier ma all'interno delle proprie abitazioni, spesso lavorando di notte, a lume di candela. Per questa ragione l'associazione Ittiri Cannedu ha voluto, attraverso il suo presidente Piero Simula, consegnare a Tia Rosighedda il premio "Manos de Oro" che viene assegnato ad artigiani che si sono distinti nella confezione di abiti tradizionali. L'incontro ha visto l'illustrazione, particolarmente apprezzata dal pubblico, da parte di Maria Laura Cossu e Francesco Mulas, di «Fondi Fotografici Antichi e Costume Tradizionale: il caso di Ossi». Interessanti le foto e le relative descrizioni da parte di Lorenzo Bellu. Entusiasmanti gli interventi di Pietro Frau e Federica Loi che hanno illustrato «Teletas: dalla ricerca sul campo alla mostra». Un forte applauso e un diffuso senso di orgoglio misto a commozione ha fatto da cornice alla consegna del premio a Tia Rosighedda che, attonita ma felice, continuava a dire. «E deo itte bo potto dare? (E io cosa vi posso dare?)». «Quello che avete dato voi alla comunità di Ittiri, e non solo, è già molto di più di questo riconoscimento», sono state le parole della moderatrice Maria Caterina Manca. Il sindaco Tonino Orani e l'assessore alla cultura Gianni Simula hanno avuto parole di ringraziamento per l'associazione Ittiri Cannedu, che ha promosso un'iniziativa di alto valore culturale, e per i relatori.