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ITTIRI FOLK FESTA

PROGRAMMA

                                                             

#lamposdecolore

 

La lingua sbuca veloce e agguanta insetti di ogni genere. Dove sia il camaleonte non riesci a comprenderlo.

E’ mimetizzato tra le foglie, una cosa sola con la natura che lo avvolge. Più che nascondersi sa identificarsi con i colori circostanti, come se formasse un tutt’uno con essi.

Immaginiamoci di vedere la fantasmagoria dei colori che inebriano un festival della danza sarda, a velocità accelerata; scopriremmo che formano un arcobaleno indecifrabile. Si confondono con i fiori campestri, con le tonalità delle rocce, cosparse di muschio, con le primavere e col giallo delle balle di fieno, insieme con il colore delle chiese campestri.

Questo scoppio di colori intrecciati l’uno con l’altro, come le trame di una tessitura, ci danno un segnale di comunione e di armonia pacifica, che possiamo soltanto sognare nelle storie e nelle vicende dei nostri paesi.

La natura ci dona questo spettacolo spontaneamente. A meno che l’uomo, invidioso e rozzo, non le faccia violenza facendola diventare a sua immagine, cioè brutta, sporca a di egoismo selvaggio.

Il camaleonte è “colori”, sempre nuovi, sempre imprevedibili.

Se noi guardiamo le movenze di una danza acerba e spontanea, scopriamo l’imprevedibilità della fantasia cromatica di questo straordinario caleidoscopio.

La vita è così. Sia rossa, gialla, blu, verde, sia in bianco o in arancione è sempre un richiamo alla combinazione e all’incontro. Dà ”la parola al silenzio, ai ritmi e ai gesti: sa trasmettere i colori nonostante le immagini in bianco e nero”. Sa trasmetterci sempre un grido di gioia o di lamento, che può levarsi da una zattera che affonda o da una nave in crociera che corre verso la distensione.

Il camaleonte non si per mimetizza uccidere. Si nasconde per sopravvivere. Gioca le carte dei colori obbedendo alla sua “cultura persa nei tempi”, energia vitale regalata al mondo circostante.

Gioca a rimpiattino con la natura per amore.

La sua fantasia istintiva non fa altro che accendere i fuochi un innamoramento che caratterizza anche le nostre danze, apparentemente statiche. Ma sempre seduttrici. Parlano con gli sguardi, con gli ammiccamenti, con i taciti inviti a stabilire appuntamenti amorosi, in attesa del successivo manifestarsi non davanti ad una platea di spettatori, ma tra due protagonisti intimi.

Se continuiamo ad osservarla, questa creatura inedita in natura, ci accorgiamo che riesce a raccogliere, nell’abbraccio dei suoi occhi, tutto il panorama che lo circonda. Nessun dettaglio escluso, attraverso un obiettivo magico collocato come un faro lungo le rotte del mondo.

Chissà se l’uomo saprà mai guardare la terra “a trecentosessantagradi”, per non lasciarsi sfuggire alcun respiro. L’uomo al centro di un universo e di un crocevia umano per raccogliere tutti i lamenti, e le implorazioni, tutte le grida che implorano il bisogno di dignità per ogni persona.

Sapete perché nelle nostre piazze e lungo le nostre strade si balla? Per lanciare messaggi universali di pace.

Finché esisteranno gambe e braccia che si intrecciano. Finché ci saranno occhi che si scrutano con passione. Finché una mano stringerà l’altra per comunicare il sangue rosso del passo di danza, si potrà sperare che un occhio al centro, saprà vedere tutto, non per curiosare, ma per condividere, per solidarizzare.